Credere. E’ un crimine?

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Maria Petseva- Sofia - Bulgaria

Durante il regime la gente non faceva battezzare i propri figli perché sapeva che poi sarebbero stati perseguitati, e non osavano neanche sposarsi in chiesa.
Io mi sposai in Chiesa e come uscii dalla chiesa mi trovai davanti 4 persone, due vestite in borghese e due con le uniformi della milizia.
A voi che mi state leggendo vorrei chiedervi, ma è un crimine se qualcuno va in chiesa? E’ un crimine sposarsi o battezzare i propri bambini in chiesa?
Noi non abbiamo mai smesso di pregare… sono sicura che la Vergine Maria ci ha salvato….

I microfoni

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Sofia. Il Vescovado. I giovani della parrocchia si preparano alla prossima festa…all’interno si stanno facendo i lavori di ristrutturazione. Ci ferma sulla porta Padre Vangelov Blagovest…Padre Vangelov Blagovest - Vicario Episcopale Esarcato greco-cattolico di Bulgaria- Sofia 
Ecco durante i lavori qui in casa cosa abbiamo trovato…dei microfoni!…
Vorrei dire ai comunisti di ieri e di oggi se questa è la libertà che loro annunciano ai giovani?
Guardate questi microfoni e chiedo ancora una volta. Questa è la libertà?
Questa è la democrazia?

la libertà

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Dalla Russia dei soviet alla Bulgaria, storicamente dei paesi dell’Est il più legato e il più fedele. La Bulgaria fu certamente la più sovietizzata delle repubbliche sotto il dominio comunista.
Siamo ora a Sofia nel rinato convento delle Suore Eucaristiche, qui era, durante il regime, il centro della formazione e dell’addestramento di agenti e killer del regime…e da qui, si diceva, partirono tutte le piste bulgare…
E proprio qui, su questa collina, dove il terrorismo comunista addestrava i suoi uomini raccogliamo la testimonianza di queste suore e della loro…non armata, tenace, silenziosa… resistenza.

Suor Massimiliana Proykova - Convento Suore Eucaristiche – Sofia - Bulgaria
Vi farò vedere un piccolo segno della libertà in cui abbiamo vissuto di come i diritti dell’uomo furono rispettati.
Questo è un microfono… che abbiamo trovato nella nostra casa e come questo un altro microfono.
Sapevamo di essere sempre sorvegliate noi e chiunque venisse da noi…così il telefono, ci spiavano anche dalle finestre.
Con l’aiuto dei nostri parenti tra l’81 e l’82 facemmo dei piccoli lavori in casa quando… dietro un angolo… si ruppe un pezzettino di muro.
Lo togliemmo e dietro trovammo questo microfono, c’erano attaccati dei fili. Cominciammo a tirare, tirare finché trovammo dei collegamenti sotto il pavimento che arrivavano al corridoio fino all’altra stanza dove c’era l’altro microfono. Evidentemente questi microfoni li misero quando ci dettero la casa che sostituiva il nostro vero monastero, questo, dove ora siamo.
Ma questo vuol dire anche, che per 20 anni qualcuno ascoltava tutto quello che ci dicevamo. Ma cosa potevano sentire in un monastero?
Se non che preghiere, canti e conversazioni di persone di Dio.
Il giorno seguente al nostro ritrovamento, venne un vigile del fuoco che disse che doveva vedere tutta la casa , era chiaro che era uno della milizia che voleva vedere che fine avevano fatto i microfoni… Cercavano di creare un atmosfera in cui la persona doveva spaventarsi anche della propria ombra. Così capimmo anche come sapevano quando facevamo un po’ di catechismo ai bambini… per cui ci chiamavano e cercavano di intimorirci con ogni sorta di minaccia.
Loro credevano che potevano spaventare Dio, ma Dio non si spaventa.
La Chiesa Cattolica non poteva pubblicare nulla. Ma noi con mille difficoltà per tutto il periodo comunista facemmo tutto quello che si poté fare perché la Parola di Dio arrivasse alle persone.
Questi libri dattiloscritti, uno ad uno, sono una piccola parte di quello che le suore riuscirono a fare. Erano tradotti e scritti a macchina usando la carta carbone….e anche le illustrazioni erano fatte a mano....vedete si leggono con molta difficoltà, e questa è la macchina da scrivere che usavamo. Giorno e notte le suore battevano a macchina…quando qualche straniero riusciva a farci avere un libro come questo su Madre Teresa di Calcutta, nel 1979.
Questa, se si può dire, era la nostra tipografia che usavamo, rischiando la prigione, ma era l’unico modo per avere dei nostri libri. Li conserviamo perché i giovani, le nuove generazioni non scordino quale fu la loro vera storia… quale fu la libertà per i comunisti!